Cervo (Cervus elaphus)

Il cervo nobile (Cervus elaphus, L.) è un mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Cervidi. Deve il suo nome al portamento "altezzoso": con il collo eretto e la camminata elegante, si muove leggero nei boschi più fitti, nelle praterie a diverse altitudini; è maestoso, veemente e veloce nel trotto e nel galoppo, tanto che in piena corsa può raggiungere e superare i 60 km/h, agile ed abile nel salto che, talvolta, può raggiungere in altezza anche i 2 m e più del doppio in lunghezza. Vive in zone boschive e foreste ricche di radure o spiazzi di boscaglia poco fitta. Questo animale si spinge talvolta anche sui pascoli più elevati. E’ originario dei boschi umidi situati lungo i corsi d’acqua , ma si é ben adattato a tutti i nostri tipi di foresta. Lo troviamo infatti dalla pianura fin al di sopra del limite del bosco, in aree montuose od impervie. Gran parte dei cervi mostra un comportamento di tipo migratorio che può avvenire in modo verticale o dal fondo verso l’imbocco di una valle. Le zone di svernamento vengono abbandonate verso fine aprile per recarsi sui pascoli alpini dove trascorrerà tutta l’estate. Il ritorno è previsto all’incirca all’inizio di ottobre, a seconda delle condizioni climatiche e delle attitudini individuali. Diffuso in diversi continenti, lo si trova in Europa, America, Asia, Africa del nord. In Sardegna e Corsica è anche presente una diversa sottospecie autoctona a rischio di estinzione: il Cervus elaphus corsicanus, di taglia più piccola con medesime attitudini alimentari e comportamentali. Il cervo, rigorosamente erbivoro, ha una discreta capacità di adattamento e cambia la propria dieta a seconda delle stagioni e della disponibilità di cibo. La ricerca del cibo viene effettuata di solito nelle ore crepuscolari-notturne. In autunno e in inverno, la più triste e dura stagione dell'anno, si accontenta di frutti selvatici ed erba secca e, quando questi cominciano a scarseggiare, di corteccia di alberi, di arbusti secchi e di radici penosamente scavate a colpi di zoccolo. In primavera si nutre di gemme, foglie, ramoscelli e frutti selvatici. Durante l'estate vengono invece preferiti il grano maturo, l'avena, le carote e le barbabietole succose. In generale, tra i suoi cibi prediletti troviamo inoltre specie erbacee, foglie, apici di cespugli, arbusti, lamponi, mirtilli, castagne e… Ahi noi anche funghi: ghiottissimo di Suillus sp. e Macrolepiota procera.

Cervo dominante, in tardo autunno, circondato dalle femmine. Foto © Paolo


Caratteristiche fisiche

Il cervo è il più grosso erbivoro selvatico esistente sulle Alpi; pesa fra 80-200 chili circa. I maschi adulti possono essere lunghi sino a due metri e alti, al garrese, fino a 130 centimetri. La femmina è notevolmente più piccola. Il maschio è dotato di corna (palco), imponenti e ramificate, anche di notevoli dimensioni, variabili a seconda dell’età e della condizione fisica/nutrizionale dell’animale che cadono in inverno per riformarsi poi nel periodo primaverile sempre più ramificate e robuste. Negli individui più deboli i palchi pesano circa 9-10 chili, ma in quelli più anziani possono pesare anche 16-18 chili; la lunghezza va da un minimo di 70 centimetri ad un massimo, peraltro eccezionale, di 1,30 m. Ha udito, vista e olfatto finissimi; nonostante la mole, è un animale dai movimenti agili ed aggraziati. Il mantello, aderente e liscio, è composto da peli setolosi e da fine lanugine, che si allunga notevolmente sulla coda, mentre sul labbro superiore e intorno agli occhi crescono serie di lunghe setole. La colorazione del mantello subisce variazioni a seconda delle stagioni, del sesso e dell'età degli individui: è bruno-rossastro in estate e grigio-bruno in inverno, con un pelo notevolmente più folto. Nelle femmine, i medesimi colori vanno schiarendosi, come se sbiadissero. I piccoli, nei primi mesi di vita, presentano una pelliccia maculata. Il tronco è snello, la spalla arrotondata e muscolosa, il petto è largo e la groppa è diritta e potente. Il collo, lungo, piuttosto sottile e leggermente compresso nei capi giovani (in quelli più anziani è molto grosso). Il muso, diritto, va assottigliandosi, e gli occhi, di media grandezza e vivacissimi, hanno pupille ovali. I lacrimatoi, piuttosto grandi, formano una specie di infossatura allungata, che scende verso gli angoli della bocca con le pareti interne secernenti una caratteristica sostanza oleosa, di cui il cervo si libera, soffregando la testa contro la corteccia degli alberi. Le orecchie sono lunghe, larghe e assai mobili. Gli arti, molto lunghi in proporzione al corpo, si presentano sottili ma robusti, con zoccoli stretti e appuntiti adatti a un velocissimo corridore e agilissimo saltatore, mentre gli unghioli delle dita posteriori sono ovali, troncati all'estremità e non toccano il suolo se non nella corsa.

Cervo adulto durante una fase del bramito, seduto nel prato per la stanchezza. Foto © Giedriius


Il palco del cervo

I palchi sono certamente la principale caratteristica dei maschi e rappresentano uno dei fenomeni biologici più interessanti. Alla fine del primo inverno, nella regione frontale, compaiono i primi palchi, nutriti da uno strato di pelle riccamente vascolarizzata, detta velluto; in luglio essa raggiunge il suo massimo sviluppo, ossificandosi. Al suo secondo anno di vita, il giovane cervo, a causa della graduale diminuzione dei livelli di testosterone nel sangue (la crescita dei palchi è infatti legata al tasso di testosterone) subisce la decalcificazione della base dei primi palchi, che, al minimo urto contro un ostacolo, si staccano e cadono. Il fenomeno si ripete, da qui innanzi, regolarmente ogni anno: i palchi cadono ma sullo stelo se ne formano di nuovi, che raggiungono le dimensioni massime entro quattro mesi, sempre ricoperti di velluto. Anno per anno, il volume, il peso e parzialmente il numero dello punte va aumentando. Per stimare l'età di un cervo, al di là delle credenze popolari, si deve utilizzare la valutazione della dentizione.

Il palco in velluto all'inizio della nuova fase di crescita, in primavera. Foto © Wildpix Imagery


La riproduzione e il bramito

In autunno, da metà settembre a metà ottobre, inizia la stagione degli amori. In questo periodo, i maschi, che solitamente vivono in piccoli gruppi monosessuali dove esistono sempre un paio di esemplari che fanno da sentinelle mentre il resto del branco si nutre, si separano e iniziano a sfidarsi tramite bramiti (una via di mezzo fra muggiti e ruggiti) per rivendicare il possesso delle femmine su altri maschi rivali. Avrà la meglio chi riesce ad intimorire, con il suo verso, gli altri cervi e solo quando le capacità vocali si equivalgono i maschi si affrontano in campo aperto, ma anche a questo punto, prima di combattere, mettono in atto una serie di comportamenti rituali, ad esempio cominciano a marciare avanti e indietro lungo linee parallele per osservare le dimensioni delle corna e la robustezza dell'avversario. Durante questo periodo, essi abbandonano le loro consuete abitudini e i luoghi prima frequentati, divenendo inquieti ed assai irascibili. Il cervo, quindi, raduna intorno a sé da 5 a 15 femmine, che custodisce gelosamente, a prezzo di lotte furiose contro tutti i rivali. Le lotte tra i maschi sono rare: infatti, prima di passare alle armi i contendenti si sfidano "a voce". Trascorsi questi giorni, i maschi riformano i branchi, riprendendo la loro vita normale, mentre le femmine, riunite anch'esse in branchi separati assieme ai maschi più giovani, muovono alla ricerca di luoghi sicuri per accogliere i cuccioli. Si sistemano possibilmente in boschi riparati o in tane scavate dai maschi con le corna.

Cuccioli e primi passi

Le nascite si concentrano nei mesi di maggio/giugno. La gravidanza dura circa 260 giorni, e di norma, a ogni parto nasce un solo cerbiatto, raramente due: il cucciolo ha il dorso pomellato per meglio mimetizzarsi fra i cespugli, dove rimane perfettamente immobile e non può essere avvistato da eventuali predatori poiché non emana odore. La pomellatura viene persa a fine estate. Il cerbiatto resta nascosto nei fitti cespugli (dove la madre lo raggiunge solo per la poppata) per un paio di settimane, dopodiché esso è in grado di seguire il gruppo delle altre femmine con cuccioli nei suoi spostamenti: a due mesi i cerbiatti vengono svezzati, ma non si allontaneranno dalle madri prima di aver compiuto un anno d'età, ossia quando i maschi adulti li allontaneranno per potersi accoppiare con le femmine. Sebbene la maturità sessuale venga raggiunta dai cervi verso il secondo anno di età, essi sono in grado di procreare solo alla fine del terzo anno. La durata della vita può raggiungere i 18/20 anni.

Animale che, in Italia, viene cacciato tramite la modalità della caccia selettiva in base alla Legge 157 dell’11 febbraio 1992. Il numero di esemplari cacciabili viene stabilito da ogni comprensorio alpino di caccia tramite la stesura di un piano di prelievo, costituito secondo le leggi regionali e le disposizione provinciali in vigore e sulla base di censimenti locali. Non capiterà molto spesso, ma se lo si incontra è altamente sconsigliabile avvicinarsi; cercare piuttosto, di attirare il meno possibile la sua attenzione, evitando movimenti bruschi, e cercando di essere molto silenziosi. Può essere molto pericoloso, soprattutto se in presenza dei suoi piccoli.

Un giovane cucciolo di cervo, dal manto pomellato. Foto © Slowmotiongli

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