Cerioporus squamosus
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Index Fungorum: ricerca del nome · Cerioporus squamosus
Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 586.
Cerioporus squamosus (Huds.) Quél.
Sinonimi nel volume
Polyporus squamosus (Huds.) Fr.
Commestibilità
gli esemplari freschi e giovani, dalle carni più tenere, possono essere consumati dopo cottura.
Etimologia
dal latino “squamosus”, squamoso; per il cappello ricoperto da squame.
Cappello
15-50 cm di diametro; può raggiungere dimensioni notevoli. Dalla forma semicircolare, circolare od a ventaglio; singolo o formato da più cappelli concresciuti; inizialmente carnoso, poi coriaceo, è di color ocraceo o giallo chiaro, ricoperto da una serie di squamature di colore bruno scuro, triangolari, appiattite, disposte radialmente sulla superficie e tendenti ad allargarsi con la maturazione degli sporofori.
Imenoforo
formato da tubuli brevi, di colore da bianco-crema ad ocraceo; i pori, decorrenti su quasi l’intera superficie del gambo, sono arrotondati fitti e bianchi nel fungo giovane; gradualmente con l’età diventano angolosi, irregolari e giallastri. Sporata bianca.
Gambo
1-5 x 1-3 cm; molto corto e tozzo, eccentrico, laterale; brunastro e finemente vellutato alla base.
Carne
tenera, poi elastica o coriacea; con odore di buccia di anguria o farinaceo; sapore amarognolo.
Ecologia
parassita, occasionalmente saprotrofo; attacca alberi di latifoglia con preferenza per frassini, olmi, tigli, pioppi; in primavera; più raramente in estate ed autunno; dalla pianura all’alta montagna.
Note e confronti
Non sono riportate note aggiuntive nella scheda del volume.
Come leggere questa scheda
Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.



