Clathrus ruber
fungo lanterna, cuore di strega
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Index Fungorum: ricerca del nome · Clathrus ruber
Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 574.
Clathrus ruber P. Micheli ex Pers.
Commestibilità
specie priva d’interesse alimentare.
Etimologia
dal latino “ruber”, rosso; per i suoi colori.
Basidioma
inizialmente si presenta sottoforma di ovolo racchiuso in una volva di colore biancastro; con la maturazione si lacera lasciando fuoriuscire un ricettacolo fertile dalla particolare e curiosa forma di gabbia, graticcio od inferriata rotondeggiante, dal colore rossastro, rosato, giallo o biancastro, e dalla superficie bucherellata nella parte esterna, con un velo di mucillagine verdastra nella parte interna, maleodorante.
Imenoforo
interamente posto all’interno di questo graticcio; è costituito da una mucillagine di colore verde scuro ove sono contenute le spore. Sporata brunastra.
Gambo
assente; la volva si presenta di colore bianco-grigiastro, solitamente schiacciata e ricordante una piccola palla da golf quando è ancora interrata; presenta cordoni miceliari di colore biancastro.
Carne
al taglio presenta la volva esterna, tenace, biancastra e una parte interna verdastra e molliccia ove s’intravedono le parti rosate del ricettacolo. Odore sgradevole, cadaverico, intenso.
Ecologia
saprotrofo; fruttifica in zone boschive, parchi o giardini, in presenza di detriti vegetali, in particolare di bambù; tutto l’anno in periodi piovosi.
Note e confronti
La prima descrizione di questo Gasteromicete fu opera del botanico italiano Fabio Colonna (1567-1640), che lo definì “fungo lanterna”, proprio in riferimento al suo colorato e particolare aspetto.
Come leggere questa scheda
Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.



