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Clavariadelphus pistillaris

mazza d’Ercole

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Foto 1 — © Felicia Seichter · CC BY

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Foto 6 — © tylototriton · CC BY

Index Fungorum: ricerca del nome · Clavariadelphus pistillaris

Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 546.

Clavariadelphus pistillaris (L.) Donk

Commestibilità

non commestibile.

Etimologia

dal latino “pistillum”, pestello; per la sua forma.

Basidioma

inizialmente dalla forma cilindrica, tozza; presto con aspetto di clava arrotondata sulla parte superiore e rastremata verso la base. Raggiunge un’altezza ragguardevole, anche intorno a 20 centimetri, mentre lo spessore della carne è compreso fra 2 e 4 cm. L’intera superficie del fungo è rugosa o scalanata; di colore giallo chiaro negli esemplari giovani, presto assume tonalità grigiastre o bruno-nocciola; brunastro ove manipolato.

Imenoforo

localizzato sulla superficie esterna del basidioma; si presenta inizialmente liscio, di colore giallo-ocraceo, poi diviene corrugato, quasi solcato, assumendo tonalità ocraceo-grigiastre. Sporata bianca.

Gambo

non molto differenziato rispetto alla parte fertile; talvolta la base ha tonalità biancastre.

Carne

dapprima soda, poi spugnosa; bianca; lentamente brunastra all’aria; odore gradevole; sapore amarognolo; trattata con idrato di potassio ha reazione negativa.

Ecologia

simbionte; fruttifica a piccoli gruppi in boschi di latifoglie, in particolare nelle faggete; dall’estate all’autunno.

Note e confronti

Nota col nome popolare di “mazza d’Ercole”, per il suo aspetto. Clavariadelphus flavoimmaturus R.H. Petersen è un’entità “sosia”, distinguibile solo attraverso la reazione positiva, aranciato-rossastra, all’idrato di potassio; più diffusa in area appenninico-mediterranea; C. pistillaris sembra maggiormente frequente nelle zone alpine e prealpine.

Come leggere questa scheda

Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.

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