Crucibulum crucibuliforme
Fotografie da iNaturalist
Osservazioni della comunità: nella fonte trovi identificazioni, autori e licenze.
Guarda su iNaturalist · Segnala un’osservazione
Nome utilizzato da iNaturalist: Crucibulum laeve.
Foto 1 — © Bernadette Kavanaugh · CC BY
Foto 2 — © Alexis Tinker-Tsavalas · CC BY
Foto 3 — © Bea Leiderman · CC BY
Foto 4 — Pubblico dominio · CC0
Foto 5 — © Marilynne Box · CC BY
Foto 6 — © Jennifer Harris · CC BY
Index Fungorum: ricerca del nome · Crucibulum crucibuliforme
Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 572.
Crucibulum crucibuliforme (Scop.) V.S. White
Sinonimi nel volume
Crucibulum laeve (Huds.) Kambly
Commestibilità
non edule.
Etimologia
dal latino “crucìbulum”; lucerna, crogiolo.
Basidioma
di dimensioni piccole (0,5-1 cm di altezza; 0,1-0,3 cm di larghezza) dall’aspetto che ricorda una coppa, rastremata alla base ed allargata all’apice; la superficie esterna è tomentoso-villosa, inizialmente di colore biancastro, poi ocraceo-brunastra ed infine grigiastra durante le varie fasi della maturazione. La parte superiore, negli esemplari giovani è racchiusa da un “epifragma” villoso, di colore arancio-ocraceo; quando si lacera lascia intravedere la superficie interna liscia o appena vellutata, di colore ocraceo-giallastro, contenente alla base i peridioli biancastri ed appressati (in numero variabile da 4 a 12) rivestiti da una sostanza mucillaginosa traslucida e ornati da un sottile funicolo, che, come fosse una molla, coadiuva i peridioli maturi nella fase di espulsione.
Imenoforo
contenuto all’interno dei peridioli.
Gambo
assente.
Carne
elastico-coriacea; ocra-brunastra; odore e sapore non distintivi.
Ecologia
fruttifica su residui vegetali e legnosi in decomposizione; a gruppi di numerosi esemplari; dall’estate all’autunno.
Note e confronti
Cyathus striatus si distingue per la presenza di striature sulla superficie interna.
Come leggere questa scheda
Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.



