Helvella crispa
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Index Fungorum: ricerca del nome · Helvella crispa
Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 604.
Helvella crispa (Scop.) Fr.
Commestibilità
nelle sue carni sono presenti: acido elvellico, sostanza tossica termolabile; e deboli quantità di giromitrine, un complesso di sostanze che possono provocare sindromi citossiche.
Etimologia
dal latino “crispus”, increspato; per le caratteristiche della mitra.
Mitra
2-7 cm di altezza, 2-4 cm di diametro; tipicamente formata da una sorta di lamina suddivisa in tre lobi in parte eretti ed in parte rovesciati sul gambo, che conferiscono al fungo il particolare aspetto di una “sella” irregolare e gibbosa. La parte esterna è biancastra, liscia o finemente pruinosa; la superficie interna è bianco-candida, leggermente fioccosa.
Imenoforo
localizzato sulla parete esterna della mitra, biancastro. Sporata bianca.
Gambo
1-6 x 0,5-1,5 cm; cilindrico, generalmente rigonfio nella parte basale; piuttosto spesso e sodo; solcato da profonde costolature che fra di loro sono anche congiunte o paiono come saldate; biancastro poi con riflessi giallini.
Carne
dalla consistenza elastica, è biancastra, immutabile; con odore sgradevole e sapore acidulo.
Ecologia
fruttifica in boschi di latifoglia, raramente conifera, su suoli sabbiosi; dalla primavera al tardo autunno.
Note e confronti
Helvella crispa var. pityophila (Boud.) Donadini [=Helvella pithyophila Boud.], nell’immagine a sinistra, è sua forma ecologica, dallo stipite con riflessi violaceo-grigiastri e dalla mitra dalle colorazioni giallastre.
Come leggere questa scheda
Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.



