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Inocutis tamaricis

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Foto 6 — © Eleftherios Katsillis · CC BY

Index Fungorum: ricerca del nome · Inocutis tamaricis

Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 594.

Inocutis tamaricis (Pat.) Fiasson & Niemelä

Sinonimi nel volume

Inonotus tamaricis (Pat.) Maire

Commestibilità

non commestibile.

Etimologia

dal latino “tamaricis”, della Tamerice; riferito alla pianta della quale è parassita obbligato.

Basidioma

sessile, dalla forma di mensola appianata e dalla crescita in esemplari singoli o sovrapposti fra loro. Di dimensioni medio-grandi (10-25 cm di larghezza); la superficie superiore si presenta spugnosa, finemente tomentosa e gibbosa nei giovani esemplari, liscia ed irregolare in quelli adulti; il margine è regolare o poco ondulato. Tonalità in principio giallo-ocracee, poi brunastre ed infine bruno-nerastre, con zonature o striature concentriche più chiare.

Imenoforo

localizzato sulla superficie inferiore; è formato da tubuli monostratificati e giallo-brunastri, e da pori arrotondati alquanto fini, di colore in principio bianco-grigiastro, poi ocraceo-brunastro, tendenti a scurire con l’età.

Gambo

assente.

Carne

spugnosa e fibrosa negli esemplari giovani, poi secca e coriacea in quelli adulti; di colore giallo-brunastro tendente al bruno-ruggine; nel punto di attacco alla pianta è visibile un residuo miceliare giallastro.

Ecologia

parassita; a crescita annuale; agente di carie bianca; fruttifica su piante vive di tamerice (Tamarix gallica, T. africana), dalla tarda primavera all’inverno; alquanto diffusa nelle zone litoranee marittime.

Note e confronti

Non sono riportate note aggiuntive nella scheda del volume.

Come leggere questa scheda

Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.

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