Leccinum vulpinum
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Index Fungorum: ricerca del nome · Leccinum vulpinum
Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 180.
Leccinum vulpinum Watling
Sinonimi nel volume
Leccinum piceinum Pilát & Dermek
Commestibilità
buon commestibile, scartando il gambo e gli esemplari maturi.
Etimologia
dal latino “vulpinum”, della volpe; per il colore del cappello simile alla pelliccia della volpe.
Cappello
3-20 cm, carnoso, sodo, poi spugnoso negli esemplari maturi; da subsferico a emisferico, indi convesso persistente ma mai piano; cuticola debordante al margine, sfrangiata nel fungo adulto; di colore tipicamente rosso-brunastro o rosso mattone, più chiaro negli esemplari maturi.
Imenoforo
formato da tubuli lunghi, liberi al gambo, sottili, separabili; di colore bianco crema poi grigiastri; pori arrotondati e concolori ai tubuli.
Gambo
3-14 x 2-6 cm; cilindrico, allargato verso la base; pieno; di colore biancastro, ricoperto da fini asperità di colore bruno nerastro.
Carne
soda, molle negli esemplari più vecchi; di colore biancastro, all’aria vira molto debolmente su tonalità rosa-rossastre e poi grigiastre, ma mai in maniera uniforme e più intensamente nella fascia imeniale.
Ecologia
simbionte; specie tipica dei boschi montani di conifere con preferenza per le peccete e i boschi di pino silvestre; spesso in presenza di arbusti di mirtillo nero; estate-autunno.
Note e confronti
La carne diviene nerastra alla cottura o dopo essiccazione.
Come leggere questa scheda
Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.



