Lepiota clypeolaria
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Index Fungorum: ricerca del nome · Lepiota clypeolaria
Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 302.
Lepiota clypeolaria (Bull.) P. Kumm.
Commestibilità
considerata tossica, responsabile di sindrome gastroenterica.
Etimologia
dal latino “clypeus”, scudo; per la forma del cappello umbonato.
Cappello
2-10 cm, da globoso a piano convesso o campanulato a maturazione, presenta un umbone largo ed ottuso. Cuticola dissociata in piccole squamature ocraceo-fulvastre su fondo bianco, con la parte discale più uniforme, disposte in maniera concentrica rispetto al cappello, più rade al margine; quest’ultimo è appendicolato e debordante, di solito anche negli esemplari adulti.
Imenoforo
formato da lamelle libere al gambo, mediamente fitte, intercalate da lamellule di colore biancastro, ingialliscono debolmente al tatto; filo concolore, fioccoso-denticolato. Sporata bianca.
Gambo
3-10 x 0,5-1 cm, cilindrico, tipicamente allargato e debolmente ricurvo alla base; fibroso-cavo, è di colore biancastro, ricoperto da fioccosità concolori e fini squamature giallastre; talvolta appena striato verso l’apice.
Carne
delicata e fragile, fibrosa nel gambo; biancastra; odore sgradevole di gomma bruciata; sapore non rilevante.
Ecologia
saprotrofa; fruttifica in terreni ricchi di humus sotto conifere e latifoglie; in periodi umidi. Estate-autunno.
Note e confronti
Lepiota magnispora Murril [=L.ventriosospora Reid] è una specie affine, che presenta residui velari e fioccosità più giallastre, stipite ingiallente alla base, e un quadro microscopico differente (spore con una caratteristica depressione ilare, una sorta di rientranza su uno dei due lati).
Come leggere questa scheda
Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.



