Macrolepiota procera
mazza da tamburo, ombrellone, parasole
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Index Fungorum: ricerca del nome · Macrolepiota procera
Nicolò Oppicelli, Funghi in Italia, terza edizione, marzo 2026, pagina 306.
Macrolepiota procera (Scop.) Singer
Commestibilità
specie ottima commestibile; da consumare privata dello stipite fibroso (che è adatto all’essiccazione, per la riduzione in polveri aromatiche); è inoltre necessario consumarla dopo cottura completa, poiché cruda o poco cotta può risultare talvolta indigesta o dare luogo anche a lievi disturbi gastrointestinali a breve latenza.
Etimologia
dal latino “procerus”, alto, slanciato; per le sue dimensioni.
Cappello
5-30 (40) cm; carnoso, da sferico-ovoidale (dalla forma di una “mazza”) ad aperto, allargato, con umbone liscio e scuro nella parte centrale sempre presente e margine lievemente involuto, talvolta con residui fioccosi del velo parziale. Cuticola di colore bruno-grigiastro o argenteo-fuligginoso, tipicamente desquamata a scaglie irregolari scure e fibrillose su fondo biancastro.
Imenoforo
formato da lamelle libere al gambo ed irregolari, molto fitte, sottili, abbastanza fragili, di colore biancastro; con l’età diventano leggermente brunastre. Sporata biancastra.
Gambo
15-40 x 1-3 cm; cilindrico regolare e bulboso alla base, si presenta allungatissimo già negli esemplari più giovani; da fibroso a cavo; è tipicamente screziato-squamato, mai liscio, di colore brunastro nella parte sottostante all’anello; biancastro nella zona apicale. L’anello, molto caratteristico, è distaccato, mai pendulo, tipicamente doppio, mobile; bianco; brunastro e fioccoso nella faccia inferiore.
Carne
tenera e fragile nel cappello; fibrosa-fistolosa nel gambo; è di colore biancastro, talvolta debolmente rosata od imbrunente all’aria. Odore e sapore molto gradevoli, di nocciola tostata; sapore dolciastro nell’anello.
Ecologia
specie saprotrofa; fruttifica in ambienti ricchi di humus, in boschi, praterie, radure erbose, parchi, giardini; dalla pianura all’alta montagna, in periodi umidi, pochi giorni dopo abbondanti precipitazioni. Dalla tarda primavera all’autunno inoltrato, ma occasionalmente si ritrova anche in inverno.
Note e confronti
Nota col nome popolare di “mazza da tamburo” per la sua forma quando è giovane (ombrellone, parasole gli altri epiteti volgari più conosciuti), è fra le specie fungine che raggiungono le maggiori dimensioni. In condizioni climatiche ottimali, alcuni esemplari possono raggiungere i 60 cm di altezza del gambo, e superare persino i 50 cm di diametro del cappello! Si riconosce da Chlorophyllum rhacodes e Chlorophyllum olivieri, due specie a tossicità incostante, per le scaglie del cappello più ampie e profonde, gambo privo di zebrature e per la carne che assume toni rossastro-aranciati al taglio o scalfittura; Chlorophyllum molybdites, parimenti tossica, presenta invece lamelle con riflessi glauco-verdastri anche negli esemplari giovani. Affini a Macrolepiota procera, sono state descritte nei decenni numerose manifestazioni ecologiche, con carne arrossante all’aria (f. permixta), con gambo brunastro e vellutato privo di zebrature (f. fuliginosa), con aloni verdastri (f. pseudo-olivascens).
Come leggere questa scheda
Le indicazioni di commestibilità sono quelle riportate nel volume e riguardano la specie descritta. Per valutare i funghi effettivamente raccolti è necessario il controllo di un ispettorato micologico. I riferimenti al sapore non invitano all’assaggio; i rimandi a immagini o capitoli si riferiscono al libro.



