Quando ci rechiamo in montagna, dobbiamo sempre prestare attenzione anche agli abitanti dell'ambiente che ci circonda. Per esempio alle vipere, il pericolo numero uno che sentiremmo nominare dalla maggiorparte dei cercatori e degli escursionisti. Due buchi profondi, quelli dei denti veleniferi, distanziati di 6, 8 o 10 millimetri, dolore localizzato e intenso, edema che si forma dopo circa 15 minuti, ecchimosi locali dopo 3 o 4 ore: da questi sintomi riconosciamo che l'animale che ci ha morso è una vipera e non, magari, uno dei tanti serpentelli innocui che popolano i nostri boschi. Altri sintomi possibili, che di solito insorgono entro 6 ore, sono sete, agitazione, dolori muscolari e articolari, vomito e diarrea.

Nel nostro Paese vivono solo quattro specie di vipera: la Vipera aspis, la Vipera berus, la Vipera ammodytes (o vipera del corno) e la Vipera ursinii. Ricordiamo che raramente il morso di una vipera, anche delle specie più insidiose, è mortale per una persona adulta in buona salute. Anche perchè circa il 20 per cento degli attacchi sono secchi, cioè non comportano inoculazione del veleno; tra l'altro, non saranno certamente le vipere ad avvicinarsi a noi: cerchiamo, quindi, di non mettere le mani sotto i sassi delle pietraie calde e assolate, specialmente in riva ai corsi d'acqua, nei pagliai, tra gli anfratti delle baite diroccate o in altri piccoli rifugi caldi dove questi animali a sangue freddo vanno spesso a riposare. Ricordiamoci che un buon modo per allontanarle è emettere un po' di vibrazioni picchiando con un bastone sul terreno! Il famoso siero antivipera, un tempo molto usato, non è più considerato una valida soluzione perchè si è scoperto che può causare gravi reazioni allergiche. Anche incidere o succhiare la ferita non è una soluzione, anzi: c'è il rischio di provocare lesioni tendinee e vascolari o di ingerire il veleno per via orale. Non usiamo un laccio emostatico troppo stretto e non teniamolo troppo a lungo perchè, se da un lato può limitare il passaggio del veleno agli organi vitali, dall'altro può provocare lesioni dovute alla cattiva circolazione del sangue. Ricordiamoci di non assumere alcolici: hanno un effetto vasodilatatore e possono favorire l'assorbimento del veleno. Bisogna solo disinfettare, cercare di restare tranquilli e muoversi il meno possibile; in caso di puntura la cosa più importante è sempre quella di recarsi o farsi portare presso il pronto soccorso più vicino.

E se ad essere punto è il nostro amico a quattro zampe, mentre scavava un tartufo per noi? Qui la situazione è diversa: i cani da tartufi di solito sono addestrati ad ignorare il selvatico, anche se sono pochi quelli che all'atto pratico lo ignorano veramente, ma per richiamare un cane dalle tracce di un fagiano o di una lepre basta alzare la voce. La Vipera no, loro non la fiutano, non cercano le sue tracce ma spesso se la trovano di fronte inconsapevolmente, tanto sul sentiero come sul pianello, e spesso la vanno a guardare, spinti dalla curiosità, troppo da vicino. E se il serpente è in giornata no o si sente minacciato morde e i danni possono essere gravi e spesso irreparabili, perchè di solito la parte che rischia più di tutti il morso è il naso o il muso dell'animale. Quindi sempre massima attenzione e prudenza ma soprattutto un consiglio: 

se ci sono zone dove le vipere sono molto abbondanti non vale la pena andarci sapendo i rischi che può correre il cane. 

 

Morso di serpente innocuo (sopra), morso di vipera (sotto).

Vipera aspis

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